Siamo due ragazze giapponesi che vivono in Italia da una decina di anni. Abbiamo deciso di diffondere la cultura giapponese per chiarire molte delle idee confuse che ancora ci sono.
Una signora che produce sempre le camicie per i suoi figli, ha ricamato un gatto perché sembri tenuto nella tasca e ha messo la foto su flickr.
E' stato molto apprezzato nel web. Fino a poco fa riceveva la prenotazione del prodotto della camicia con gatto, ma oggi non si può. Dicono che sia troppo impegnata.
Il 5 luglio era Yukata Day, l'evento organizzato dagli studenti universitari di Sophia University, in giapponese chiamata Joochi Daigaku. Gli studenti, volendo sono andati all'università con yukata.
L'anno scorso l'hanno già fatto. Questo anno è l'anniversario dei cento anni dalla fondazione dell'università. Ci saranno molti eventi, di cui uno è Yukata Day,
fonte:
http://akasaka.keizai.biz/headline/1465/
E' nota per il fatto che ci sono abbastanza studenti e professori stranieri.
Da Bandai, che ha il settore per i cosmetici, uscirà la cipria disegnata come l'oggetto per la trasformazione in "Sailor Moon R".
E' iniziata la prenotazione, e la venderanno dall'ottobre prossimo.
Jikatabi 地下足袋 sono gli stivali sviluppati da "tabi" 足袋, le calze tradizionali giapponesi che hanno due parti per le dite dei piedi, perché si possano indossare le zoccoli.
Praticamente hanno messo la gomma sotto i tabi per fare camminare sulla terra.
Jika è dall'avverbio "jikani", cioè direttamente. Jitatabi quindi significa i tabi con cui direttamente si può camminare sulla terra.
Si scrive con 地下 che intende sotterraneo, ma gli ideogrammi non c'entrano niente.
Gli ideogrammi che non hanno il significato giusto per una parola vengono chiamati ateji 当て字.
Citiamo gli esempi degli ateji comuni:
伊太利亜 oppure 伊太利 per Italia, 珈琲 per caffè, 麦酒 per birra, 玉子 per uova (il kanji vero è 卵) e 寿司 per sushi (quello vero è 鮨) ecc.
Torno al discorso di jikatabi.
Vengono usati dagli operai sopratutto in edilizia.
Una ragazza australiana di origine vietnamita presenta l'interno del centro commerciale 109 (ichi-maru-kyuu) di Shibuya. Il nome è stato fatto così per il nome dell'azienda Tokyu che lo amministra. To significa dieci, e kyu è nove.
E' molto comune la vista da fuori, ma non è che tutti quanti ci vanno, perché i negozi contenuti sono quasi esclusivamente per le ragazze giovani.
La foto è del fiore chiamato "fuji", un tipo di glicine. Non si scrive 富士 come la montagna, ma è 藤.
Comunemente viene considerato che il suo colore è come nella foto, ma esiste anche quello bianco e giallo in Giappone.
A fine aprile e in maggio fioriscono. Il luogo noto è Ashikaga Flower Park in Tochigi.
A Tokyo nel tempio Kameido Tenjin si possono vedere ogni primavera.
Il fiore di fuji c'è sempre stato dalla fondazione del tempio, quindi da circa 350anni.
Nelle stampe spesso viene disegnato.
L'albero di pino è una metafora di un uomo. L'albero di fuji è quella di una fata innamorata del pino.
La fata descrive il suo sentimento danzando.
Spesso l'ornamento per i capelli delle donne ha la forma di questo fiore.
L'ornamento si chiama in giapponese "kanzashi". Si dice così perché infilza (il verbo in giapponese si dice "sasu") nei capelli (kami).
Gli ornamenti tradizionali per donne non sono solo kanzashi, ma c'è anche koogai e kushi. Ne parlerò in altra occasione.
da: http://animato.sakura.ne.jp/kojo/bunka/kanzasi/5.html#text-top
La foto è di una maiko di Kyoto, ma non è detto che solo loro si mettono kanzashi. Chiunque lo può mettere quando in kimono, anche le bambine lo usano volendo. Anch'io lo avevo, non so dove è finito...
Poco fa ho presentato la moda tra i giovani che fanno kamehameha (onda energetica) o makankosappo (una tecnica di Piccolo-san) e mettono le foto su twitter.